martedì 19 gennaio 2016

IL MANUALE DEL PERFETTO TEAM LEADER


Tanto tempo fa (prima di diventare un procione) lavoravo in un call center.
Facevo il supervisore o, per meglio dire, il team leader.
Quando mi accorsi che il mio tempo in quell'azienda volgeva al termine, oltre alla lettera di dimissioni, incominciai a scrivere un libro per raccogliere le esperienze di quei cinque anni di call center.
Lo scrissi mettendolo sotto forma di un finto manuale.
La prima parte spiegava come gestore i sottoposti, la seconda indicava come evitare di essere gestiti dai superiori.
Lo terminai molti mesi dopo le mie dimissioni e lo auto pubblicai su internet.
Ancora oggi è in vendita on line  sia la versione digitale che cartacea.

Un'amica che non sentivo da tempo, pochi giorni fa, mi ha confidato di rileggerlo spesso e di trovarlo ancora adesso, dopo tante riletture, divertente.

Ho pensato allora di condividere qui sul blog un capitolo che parla della del vero significato del verbo "delegare". Chissà mai che lo troviate divertente anche voi.
Torno nella tana.
Buona lettura e fatemi sapere se è di vostro gradimento... [...]

IL SUPERPOTERE DEL POTERE: DELEGARE!

Nel momento in cui inizia l’ascesa alla piramide aziendale e ci si ritrova in una posizione di superiorità e autorità nei confronti di altri esseri umani, si acquista immediatamente un superpotere incredibile.
Esatto… proprio come nei fumetti di Superman o Flash, anche voi avete qualcosa che i comuni mortali non hanno.
Frenate la vostra gioia. Nessuno vi sta dicendo che potete sparare raggi laser dagli occhi, fermare un treno in piena corsa con una mano o deviare le pallottole con la forza del pensiero (per quanto tutte queste cose potrebbero effettivamente servire in un comune ufficio).
Il super potere che vi verrà donato è, in un certo senso, assai più prezioso e micidiale e si può riassumere con una sola parola: DELEGARE!!!
Fissiamo la regola scrivendola:

IL POTERE VI CONSENTE
DI DELEGARE IL LAVORO

Pensateci… perché mettersi sulle rotaie con la mano alzata contro un treno nel tentativo di fermarne la corsa quando possiamo delegare il dottor Rossi a farlo? Perché rischiare una pallottola in piena fronte cercando di deviarla con il pensiero quando possiamo tranquillamente ordinare al ragioniere Brambilla di rischiare al nostro posto?
Visto? Mentre nei comuni dizionari viene semplicemente definito: “affidare ad altri quanto normalmente rientra nell’esercizio di funzioni o poteri propri”, voi invece avete appena intuito il vero valore del verbo “delegare”, cioè “evitare il lavoro”.
Fissiamo anche questo punto:

“DELEGARE” SIGNIFICA
“EVITARE IL LAVORO”

Fino a quando lo Zingarelli o il Devoto Oli non si accorgeranno di questa imprecisione nelle pagine dei loro dizionari, noi team leader (con tutti i manager del mondo) potremo dormire sonni tranquilli.
Inoltre sapete quale è la cosa bella? Se il signor Rossi verrà maciullato dalle ruote del treno o il ragioniere Brambilla stramazzerà al suolo con il cranio perforato, noi potremo andare da loro lamentandoci del fatto che ci hanno profondamente deluso e che la “performance” è stata molto al di sotto di quello che l’Azienda si aspetta da loro.
Ovviamente questo trucchetto della delega è fin troppo semplice, addirittura elementare, e perfino le menti binarie che muovono i vostri sottoposti non tarderanno a scorgere l’intenzione “cialtronesca” nel vostro continuo “delegare”!
Per questo noi bravi capi abbiamo imparato a fare associazioni di parole a corollario dei nostri squisiti termini (che ovviamente nascondono turpi intenzioni).
Ad esempio ben si sposano al verbo “delegare” le parole “responsabilità”, “fiducia”, “capacità”, “occasione”, “libertà”, “autonomia”, “valore”.
Associando questi termini nel medesimo discorso legato alla delega, noterete immediatamente come il fumo gettato negli  occhi dei vostri dipendenti aumenti in maniera esponenziale.
Facciamo un esempio pratico: sono le sei del pomeriggio e improvvisamente  il vostro capo vi ordina di compilare, per il giorno seguente, dei moduli pallosissimi. Già vedete sfumare miseramente la vostra serata davanti al televisore,  quando ecco che passa di fronte a voi il dottor Rossi dell’esempio precedente (miracolosamente sopravvissuto al passaggio di un treno ETR500 lanciato a 300 Km/h).
Immediatamente il potere di delega entra in azione!
“Dottor Rossi, ho giusto un lavoro adatto alle sue capacità. Certo è una bella responsabilità, ma io ho fiducia in lei. Sarà una grande occasione e, lavorando in piena libertà e autonomia, sono certo che dimostrerà il suo valore!”.
Visto? In poche righe avete utilizzato tutte le parole di contorno senza nominare mai il termine “delegare”, che comunque si cela maligno dietro a ogni lettera!
Lusingato dalla vostra parlantina, il dottor Rossi accetterà la pila di fogli senza opporre resistenza e quando il povero tapino si renderà conto di avere tra le mani documenti complicatissimi, riguardanti dati che ignora totalmente, per lui sarà già troppo tardi! Infatti voi, con la rapidità che solo i grandi capi possiedono, vi sarete già dati alla macchia fino al giorno seguente.
Quanto al lavoro svolto dal povero impiegato, qualora sia scadente, potrà originare un bel rimprovero di fronte ai vostri superiori. Reciterete la parte di chi ha solo una colpa: aver dato un’occasione alla persona sbagliata, ma accidenti, voi siete un capo che offre ai propri dipendenti “occasioni”. Ce ne fossero di persone come voi!!!
I vostri superiori vi perdoneranno l’errore e, anzi, accresceranno la loro stima nei vostri confronti e il futuro sarà più roseo che mai. Il futuro del signor Rossi, invece, porterà ad un licenziamento in tronco… ma che ci volete fare: in fondo ci si poteva aspettare qualcosa di buono da uno che cerca di fermare un treno quando glielo ordinate?
Nel caso (incredibile) in cui il lavoro svolto dal sig. Rossi dovesse invece rivelarsi perfetto ed impeccabile, voi non dovrete fare altro che nascondere il fatto che avete delegato l’intero compito, attribuendovi così tutto il merito.
In questo modo sarete vincenti anche in tali circostanze!
Non male, vero?
Un’altra cosa assolutamente magica del superpotere di “delegare” è che non c’è limite alcuno all’utilizzo di questa facoltà: l’amministratore delegato (e già il nome la dice lunga!) può delegare una scelta importante al suo vice, il quale sta andando allo stadio e allora delega tutto al direttore di zona, il quale però vuole andare in vacanza senza pensieri e delega la decisione al direttore di area, che però non ne capisce nulla e quindi delega l’intera questione al direttore del call-center aziendale che ne capisce ancora meno, allora lui delega un TL che, però, deve terminare la partita al solitario di Windows e quindi anche lui delega un dipendente, il dipendente, ovviamente, non vuole fare straordinari e quindi non ha tempo di pensarci, allora delega un neoassunto che, intimorito dalla responsabilità, delega tutto alla centralinista!
A questo punto, con il potere conferitole dalla delega multipla, una semplice centralinista deciderà se aprire nuove fabbriche in Cina.
Vi sembra impossibile? Non credete sia reale ciò che sto scrivendo?
Facciamo una semplice prova del nove. Questa dinamica, così come ve l’ho illustrata,  scioglie con grande semplicità il famoso “paradosso di Conte”, su cui grandi economisti e sociologi si sono spaccati letteralmente la testa!
Stupiti che una teoria socio-aziendale si chiami come me? Io no, anche perché avendola inventata personalmente non potevo non darle il mio nome.
Il paradosso si riduce ad un semplice fatto: vi sto parlando dall’inizio del libro di grandi aziende prospere e allo stesso tempo le dipingo come enormi agglomerati di capi idioti ed incapaci! Come possono prosperare così bene quindi? Ecco il “paradosso di Conte”!
Le due condizioni non possono essere vere nel medesimo istante, quindi… o le grandi aziende non sono prospere (e voi sapete bene che lo sono) o i vostri capi sono intelligenti (e voi sapete bene che non lo sono).
Come uscire da questo stallo logico-intellettuale?
Ovviamente inserendo la variabile che ho appena descritto: la delega a catena.
Immediatamente tutto diventa lampante e chiaro come il sole: se un’azienda va male, significa che qualcuno nei piani alti non sta delegando il proprio lavoro come dovrebbe e pretende addirittura di prendere delle decisioni.
Quando un’azienda prospera seguendo strategie giuste, sensate e intelligenti, possiamo essere certi che a prendere tali decisioni, grazie alla delega portata all’ennesima potenza, sono state centraliniste, segretarie e donne delle pulizie.

Ricordatelo quando le incrociate nei corridoi dei vostri uffici: l’azienda sta in piedi grazie a loro… quindi salutatele con gentilezza.



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